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9 marzo 2013

il Rabarbaro

Il greco Dioscoride, celebre farmacologo dell’antichità, parla di una radice curativa chiamata rha: anzi, rha–barbarum, vista la sua provenienza dal Bosforo, attraverso un lento percorso fluviale lungo il Volga. Diversi secoli dopo Marco Polo, che ben conosce il rizoma del rabarbaro, ne scrive nel suo Milione: “E la grande provincia…..è chiamata Cangut. E per tutte le sue montagne si truova lo reubarbaro in grande abondanza…..”. Durante il Medioevo il rabarbaro, soprattutto quello cinese, si afferma nella farmacopea europea per le sue virtù terapeutiche; per questo i governi del Vecchio Continente cercano a più riprese di assicurarsi il monopolio del prezioso rizoma. È solo nel 1772 però che la Russia, attraverso una società di intermediazione tartara e grazie al pagamento di una tassa al governo cinese, acquisisce l’esclusiva dell’intera produzione di rabarbaro: la ricercatissima radice comincia così ad arrivare sui mercati europei con l’etichetta di “Rabarbaro della Corona”, o “Rabarbaro di Moscovia”.
Ed eccoci finalmente alla prima metà del XIX secolo, quando si esce dalla sola farmacopea per entrare anche nella liquoristica. Siamo in Italia, a Milano: Tilde Beduschi, moglie di Ettore Zucca, sperimenta una ricetta a base di rabarbaro che il suo medico le ha prescritto per alleviare alcuni fastidiosi disturbi digestivi. La pozione non solo ha successo, ma risulta anche piacevole al gusto e all’olfatto, al punto che Ettore Zucca intuisce che può diventare una bevanda benefica e gradevole per tutti. Carlo, figlio di Ettore, dà seguito all’iniziativa paterna, e trasforma la piccola bottega artigianale di famiglia in una moderna industria. La terza generazione degli Zucca, quella di Emilio e Gerolamo, avvia l’espansione aziendale al di fuori della città di Milano; alla vigilia della Prima Guerra Mondiale vengono così acquistati alcuni caffè in posizioni chiave di altrettante grandi città, Milano, Torino e Parigi. Ecco allora che il “Caffè Zucca” apre e chiude le serate meneghine della Scala, accoglie i nostalgici del vecchio Piemonte sabaudo per la capitale perduta a Torino, e fa da  trampolino di lancio per molti importanti riconoscimenti internazionali a Parigi.
Oltre al successo commerciale arrivano anche i primi, prestigiosi attestati di immagine. Il Professor Murri, conosciuto all’epoca come il miglior diagnostico d’Italia, scrive nel 1925 a una sua paziente: “Cara Signora, il rabarbaro non può che farle bene; l’ottimo preparato dello Zucca, delizioso al palato, le riuscirà doppiamente utile”. La stessa Casa Reale dei Savoia, accertati i pregi del prodotto, autorizza l’azienda Zucca a fregiarsi del titolo di “Provveditore della Real Casa”.
L’allargamento del mercato e la crescita dell’immagine favoriscono inoltre la nascita di nuove marche di rabarbaro, da parte di aziende private (p.es. Bergia, Carlotto) o di piccoli opifici conventuali (p.es. Camaldolesi).
Come si ottiene il liquore a base di rabarbaro? Il prodotto è realizzato impiegando i rizomi della pianta posti in infusione insieme a corteccia di china e di arancio amaro, semi di cardamomo e altre erbe medicinali (come genziana, quassio, garofano, ecc.). Passati dieci giorni circa di riposo, la bevanda viene filtrata e imbottigliata, ed è quindi pronta per il consumo.
Di colore ebano, il liquore al rabarbaro stimola le papille gustative con il suo gusto amarognolo, che pulisce gradevolmente la bocca e persiste lungamente sul palato. A livello dell’apparato digestivo, lo scuro elisir esercita il complesso delle sue azioni eupeptiche, in quanto aumenta il flusso della secrezione gastrica ed eccita la motilità, favorendo l’elaborazione del contenuto dello stomaco. Inoltre, agendo sulle secrezioni del fegato che veicolano i sali biliari, aiuta l’intestino a regolare l’assorbimento dei lipidi.
Come si consuma il liquore a base di rabarbaro? Ottimo come aperitivo, può essere apprezzato liscio anche dopo il pasto, in un classico bicchiere a stelo. D’estate è ideale se miscelato con acqua gassata o shakerato con cubetti di ghiaccio, a mo’ di bibita dissetante a bassa gradazione alcolica; d’inverno è gradevole se servito caldo, come punch. È infine uno stuzzicante ingrediente di base per numerosi short e long drink, secondo la fantasia del barman.


fonte (Piero Valdiserra)

15 novembre 2010

TopGin




Il Gin è da tempo considerato un distillato intenazionale . Perché bevuto è prodotto in tutto il mondo. Contrariamente a quanto pensano molte persone, non nasce in Inghilterra ma vede le sue origini in Olanda dove è tuttora prodotto un distillato a base di acquavite, bacche di ginepro ed alcuni ingredienti botanici che prende il nome di "Genever". Fu creato verso la metà del XVI secolo da Silvius, medico e professore di Leida unitamente a Franciscus de la Boe, avendo inizialmente funzioni medicamentose per curare la cattiva digestione.

Ben presto fu apprezzato anche come bevanda alcolica e fu scoperto dai soldati britannici di stanza in Olanda durante la guerra dei trent'anni (1618-1648) che, seguendo l'esempio dei soldati olandesi, ne fecero largo uso prima delle cruenti battaglie. Al termine del conflitto, l'abitudine di bere questo distillato aromatico radicata tra i soldati britannici fu trasferita in Inghilterra dove la bevanda divenne popolare.

I migliori gin vengono prodotti per distillazione di alcol purissimo ed un infuso composto da bacche di ginepro e da alcuni ingredienti in base a ricette segrete oppure per estrazione tramite il vapore alcolico degli stessi elementi essenziali. Oltre alle bacche di ginepro, spesso provenienti dal centro Italia, indichiamo le radici di angelica e di iris, le scorze di arancia e di limone, i semi di coriandolo, le foglie di geranio, le mandorle, la cassia. Il gin è comunque prodotto in tutto il mondo raggiungendo in alcuni casi fama internazionale.

Le bottiglie che vedete, sono tra le migliori produzioni al mondo:

Tanqueray Ten - Playmouth - Bombay
(Inghilterra)
Citadelle - Saffron Gin (Francia)

Da notare come i francesi producano distillati "bianchi" di altissima qualità. Consigliatissimi per i Cocktail Martini o per un corroborante Gin&Tonic.
Mi raccomando:
Nel vero Martini Cocktail la dose di vermouth con cui "lavare il ghiaccio" è di poche gocce (un cucchiaino per intenderci). Mentre per il Gin&Tonic il bicchiere deve essere colmo di ghiaccio cristallino e la bottiglietta di tonica servita a parte.



"Nessun uomo è felice, da sposato, se deve bere del gin peggiore di quello che rea solito bere da scapolo" (Henry Louis Mancken)

4 novembre 2010

Libri&Spritz.....One


martedì 9 novembre 2010 ore 18.30 presentazione di Lo show della farfalla di Franco Matteucci

Ogni martedì, fino a maggio 2011, nell’area wine bar di Convoglia Viaggio di Sapori (ore 18.30, Via Giolitti 36, Roma) i libri si accompagnano alla gastronomia in aperitivi con l’autore: momenti d’incontro tra cultura letteraria e conviviale promossi da Leggere:tutti e Convoglia Viaggio di Sapori, innovativo ristorante nell'ala Mazzoniana della Stazione Termini.
Reading letterari, incontri con gli scrittori ma non solo: Convoglia ospiterà anche performance di attori, musicisti, cantanti ed etoile della danza; inoltre lo SpritzOne sarà accompagnato dalle suggestioni dello chef Alessandro Cecere che sorprenderà i partecipanti con fantasiosi abbinamenti tra gastronomia e libri.

Martedì 9 novembre 2010 Libri&Spritz propone la presentazione di Lo show della farfalla di Franco Matteucci.
Un parterre d’eccezione leggerà brani tratti dal romanzo: Massimo Cinque, Lorella Cuccarini, Eleonora Daniele, Alessandro Di Pietro, Luca Giurato, Sonia Grey, Miriam Leone, Cristiano Malgioglio, Roberto Rosseti, Gianfranco Vissani.

13 marzo 2010

SushiSpritz



Il ready-to-drink è un argomento tabù, soprattutto per gli operatori del settore. Spesso e meritatamente messo alla gogna. Il mercato è stato invaso da bottiglie di cocktail pronti all'uso. Spesso la qualità del prodotto era ben distante dai cocktail preparati dal nostro barman di fiducia. Nell'imbottigliamento industriale la ricetta viene manipolata e stravolta dalla chimica: conservanti, antiossidanti, estrogenati, aromi di frutta da sintesi chimica.... e molto ancora, incidevano negativamente sul prodotto finale, cambiandone il gusto. Ho fatto il barman per oltre 15 anni, dopo vari test ho sempre evitato lavorare questi prodotti. Quando ho visto lo SpritzOne mi sono detto: "Ecco qua un'altra schifezza!" e per pura educazione ho assaggiato il bicchiere che mi avevano offerto. Con l'atteggiamento di un bambino davanti ad uno schifido sciroppo per la tosse, mi accingo a mandar giù l'amaro calice... ed invece con inaspettata sorpresa era buono! molto buono. SpritzOne non sostituirà mai il barman. Comunque, lo trovo utilissimo per i locali che non hanno un barman professionista sempre presente. Per la banchettistica, ottimo starter per un ricevimento, a casa per un happy hour con gli amici, magari prima di cena. Questo prodotto ha risvegliato in me il piacere del barman curioso e così, con l'assistenza di amici e colleghi Giovanni Bucaioni e Federico Ricci, abbiamo creato il SushiSpritz (nella foto). Dopo varie prove, come piccoli alchimisti abbiamo trovato i dosaggi giusti per portare allo stato solido un cocktail. Tra le nostre cavie ed avventori dell'Orange Bar dell'Hotel Genova a Roma chi lo ha assaggiato, è rimasto piacevolmente soddisfatto. Si accettano commenti.
Se desideri maggiori informazioni mandami una email.